Nico Calabria, il calciatore senza gamba diventa spot

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Su Nico Calabria c’è così tanto da dire che non si sa da dove cominciare. Lasciamo parlare le immagini di questo video, struggente, per introdurvi la sua storia:

Nico ha 19 anni, è statunitense ma ha un cognome che tradisce le sue origini. Come avete potuto vedere, sin da quando è piccolo ha una gamba sola. Forse è proprio per questo che per lui essere “diverso” non è mai stato un problema: ha sempre convissuto con questa situazione, e faticato almeno il doppio per poter giocare insieme agli altri bambini, poi ragazzi, e ora adulti.

nico-calabriaLa sua famiglia lo ha seguito, ripreso (e si vede!), spronato; e così Nico Calabria si è fatto conoscere. E’ diventato una piccola celebrità, al punto che è stato ospite al popolarissimo Show di Ellen Degeneres (quella del selfie agli Oscar, per intenderci), ma ci sono anche foto che lo ritraggono tra le star del basket NBA, etc.

Oggi è il momento di Powerade, che in uno spot di due minuti ha cercato di riassumere la vita straordinaria di questo ragazzo che l’autunno prossimo comincerà a studiare al Colorado College. Lo spot è quello che avete visto sopra.

La storia di Nico Calabria merita certamente visibilità, anche per la sua capacità di rispolverare i valori essenziali dello sport che il nostro ama più visceralmente: il calcio.

Spero che gli altri – ha detto Nico – dalla mia storia, imparino questo: non importa quali siano le tue condizioni atletiche, il tuo sesso o la tua etnia, perché il calcio unisce tutti senza barriere

Dall’altra parte, però, sorge spontanea una domanda: una pubblicità che spinge sempre di più sull’estremo, sul sensazionale (vogliamo parlare del salto dalla Stratosfera di Felix Baumgartner?) e sulla diversità, è uno spot positivo per l’integrazione dei diversamente abili oppure scava un solco sempre più profondo tra le due parti della barricata, tra “noi” e “loro”?

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