dalla stampa in 3D la soluzione per l’acqua nel ketchup

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Ci siamo occupati di potabilizzazione dell’acqua, palloni indistruttibili per far giocare i bambini poveri, illuminazione dove non arriva la corrente elettrica e tanti altri grandi problemi che qualcuno, nel mondo sta cercando di affrontare e risolvere.

Togliere l’acqua dagli spruzzi di ketchup forse non è altrettanto importante, e nemmeno urgente. Non cambierà la vita di milioni di persone, che continueranno ad ingozzarsi con questa salsa dalle dubbie qualità nutrizionali sia che questa sia acquosa o densa; ma ci piace parlarne perché è la dimostrazione di come un piccolo problema possa mettere in moto la creatività dei giovani, e di quali potenzialità siano insite nella rivoluzione – ormai imminente – della stampa in 3D.

KetchupTyler Richards e Jonathan Thompson sono due ragazzotti di una scuola superiore degli Stati Uniti che avevano un piccolo, grande problema: volevano togliere l’acqua dallo spruzzo del barattolo di ketchup, e fare in modo che ad ogni strizzata uscisse solo la salsa di cui sono ghiotti, in tutta la sua originale bontà.

Avrebbero potuto lamentarsi con il governo ladro per questo, oppure incatenarsi davanti alla sede di una multinazionale, invece hanno pensato a un sistema in grado di separare l’acqua dal ketchup, e – nonostante le iniziali resistenze del professore che ha seguito il loro progetto – si sono messi a disegnare con CAD una sorta di ombrellino che poi hanno stampato in 3D.

Una piccola modifica al tappo e i giochi sono fatti: creando un piccolo “invito” a forma di fungo, sono riusciti a separare l’acqua, che scorre fino alla base del tappo ogni volta che il barattolo viene ribaltato per lo squeeze di ketchup, dalla salsa, che invece essendo più densa si muove meno velocemente e passa attraverso l’apposita cannuccia realizzata con una stampante in 3D.

Un’idea semplice, ma che ancora nessuno aveva avuto. Un’idea che ora attende di essere brevettata per poi essere lanciata sul mercato. Un’idea nata dalla creatività e dalla determinazione di due giovanotti, che si sono rimboccati le maniche in prima persona anziché aspettare che arrivasse qualcuno arrivasse da chissà quale Pianeta a risolvere il loro problema.

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