La salvezza del deserto: il Rotolacampo

 tumbleweed

La desertificazione è un problema molto serio che purtroppo interessa tutti i continenti con intensità ed effetti diversi. Nelle zone aride del pianeta oltre il 70% delle aree si trova a rischio ed ogni anno circa 12 milioni di ettari di terra diventano deserto.

Siccità e desertificazione trovano la loro causa principalmente nei fattori climatici, ma nelle zone miti, come la fascia mediterranea, la desertificazione è causata principalmente da un uso non sostenibile delle risorse naturali. Per contrastare questo fenomeno la raccolta dei dati è importante, ma in aree come il deserto del Sahara, ad esempio, dove si raggiungono anche i 50 °C l’impresa sembra difficile.

Un designer industriale israeliano Shlomi Mir ispiratosi alla salsola o rotola campo, che nell’immaginario collettivo è parte integrante del paesaggio del Far West americano, ha progettato un robot che può sostituire l’uomo nella raccolta dati. Inizialmente pensato per spargere semi nel mondo, il Tumbleweed (rotolacampo in inglese), è un robot che può viaggiare per anni poiché progettato per autoalimentarsi sfruttando l’enegia eolica.

Mir ha progettato il suo prototipo per essere un robot robusto, ma leggero. La struttura in acciaio gli permette di trasformarsi a seconda del percorso e la disposizione delle vele gli permettono di catturare il vento e rotolare. Esso viene sospinto dal vento e segue quindi la sua direzione, ma quando è necessario fermarsi per effettuare analisi si appiattisce come un pancake così da non essere spazzato via. Utilizza inoltre un generatore di energia cinetica, un piccolo computer di bordo e sensori che aiutano il robot a delineare la terra ed a misurare la temperatura, la quantità di precipitazioni, l’umidità ed anche prendere campioni di suolo.

Con il Tumbleweed si spera di mappare le aree più a rischio e di capire cosa provoca la desertificazione per poi poter agire con soluzioni mirate.

Federica De Martino

Federica De Martino

scrivo da sempre, ma solo di ciò che mi piace.
non lo considero un lavoro, piuttosto uno sfogo.
le buone notizie sono per me le migliori.
Federica De Martino

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