“una squadra per Proni”, la storia che ha commosso il ciclismo

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Il ciclismo è come la vita: accanto ai campioni, celebrati amati e coccolati, ruota un gruppo di gregari che come unica compagna di vita ha la fatica, o al più la soddisfazione di qualche premio da traguardo volante o di riuscire a portare il capitano a primeggiare sui rivali. Proprio perché il ciclismo è come la vita, viaggia sugli stessi binari e può capitare che qualche intoppo del quotidiano possa interferire con la carriera sportiva.

La storia di Alessandro Proni aveva commosso tutti, all’ultimo Giro d’Italia: la sua squadra, Vini Fantini-Selle Italia, si è macchiata non di una ma di ben due positività al doping (Mauro Santambrogio e Danilo Di Luca), mentre lui pedalava nella pancia del gruppo meritandosi il “Premio Fair Play” per essere tornato a spillarsi il dorsale sulla maglia tre anni dopo la leucemia della sorella.

Alessandro Proni

Alessandro Proni in un’immagine ripresa da Il Fatto Quotidiano

Alessandro Proni fece ciò che tanti fratelli avrebbero fatto: si sottopose al test di compatibilità per il trapianto di midollo osseo, e quando scoprì di essere un donatore idoneo per la sorella non indugiò neppure un secondo scegliendo di mettere tra parentesi la sua passione per il ciclismo, fermarsi e sottoporsi a tutta la trafila (di visite mediche e attenzioni) imposta a chi dona il midollo osseo. Per provare ad aiutarla.

Purtroppo la battaglia della sorella ha avuto un esito tragico: è morta, nonostante le cure, nel dicembre del 2011. Alessandro Proni è tornato, così, a gareggiare, ma la nuova luna di miele con il ciclismo è durata un solo anno, visto che al termine della scorsa stagione la sua squadra (abbandonata dagli sponsor a seguito delle vicende doping di cui sopra) non è riuscita a rinnovargli il contratto.

Qui potremmo parlare della querelle tra il team manager Angelo Citracca, che sostiene di aver proposto a Proni un contratto al minimo salariale, e Alessandro, che invece giura di non averla mai ricevuta, quella proposta. Invece parliamo dell’ex corridore Giovanni Bettini, che – commosso dalla storia di Proni – ha aperto una petizione online per trovare “Una squadra per Alessandro Proni.

Un’iniziativa di successo: tra i (più di) mille firmatari c’è anche qualche professionista come Danilo Napolitano e Luca Paolini, oltre alla giornalista Rai, Alessandra De Stefano.

L’altro giorno – ha raccontato Proni a Il Fatto Quotidiano – mi ha anche chiamato il ct della nazionale Davide Cassani. Mi ha fatto piacere. Ora ho un lavoro e me lo tengo stretto, anche se non ho mai smesso di allenarmi.

Ma per il momento, ancora nessuna squadra si è mossa per ingaggiarlo, e certo sarebbe orrendo se qualcuno lo facesse per pietà o per sfruttare la ribalta mediatica garantita dalla sua storia di dolore e di generosità. Mentre sarebbe molto bello se la petizione online riuscisse a convincere qualche formazione che per completare l’organico cerca un ragazzo di talento, che sa cosa sia la sofferenza e la fatica e non veda l’ora di mettersi al servizio di un nuovo capitano da scortare fino alla vittoria. Del resto Alessandro Proni è stato un buon professionista, capace anche di un paio di successi di prestigio. Soprattutto è stato un uomo che quando è arrivato il momento di assumersi delle responsabilità e fare delle scelte non si è tirato indietro, uno di quegli esempi di cui lo sport moderno (sempre meno divertimento e sempre più business) ha tanto bisogno.

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