Montebelluna, 34 famiglie comprano terreno per farne un GAS-T

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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Se prima della crisi i gruppi d’acquisto solidale (o GAS) erano un’esperienza di nicchia, oggi sono sempre di più le famiglie che hanno deciso di consorziarsi tra loro per unire le forze e superare la tempesta delle difficoltà economiche. A Montebelluna (TV), l’esperienza del GAS si arricchisce di una lettera e di un concetto: 34 famiglie hanno acquistato 30mila mq di terreno da coltivare per creare un Gruppo di Acquisto Solidale del Terreno, un GAST.

GAST Campilonghi di Montebelluna

un’immagine del terreno acquistato dal GAST di Campilonghi (Montebelluna)

Il concetto è semplice: anziché acquistare ortaggi e frutta a cassette in fattoria, contando sulla possibilità di spuntare uno sconto prima di condividere insieme agli altri quello che si è acquistato, si salta un passaggio e si prova a diventare una cooperativa di produttori, tornando all’agricoltura.

L’area, che era stata abbandonata e avrebbe dovuto essere destinata alla realizzazione di una cava, è pronta a trovare una nuova vita, diventando uno dei primi laboratori di coltivazione condivisa in Italia. Niente di inedito, se pensiamo che nell’Italia rurale del pre-boom economico le cose funzionavano così (e da secoli), ma comunque un ritorno alle origini che segna una novità nel modo di intendere il rapporto con l’ambiente e uno dei mestieri più antichi ma indispensabili per la vita e l’alimentazione: l’agricoltura.

I vantaggi di questa idea, pronta a trasformarsi in un’esperienza, sono sotto gli occhi di tutti: la spesa per l’acquisto del terreno è stata divisa, e così dovrà essere anche la fatica della coltivazione; i frutti della terra saranno consumati a “km zero”, e saranno evidentemente degli alimenti biologici; i costi per approvvigionarsi di ortaggi e frutta si riducono ai minimi termini dal punto di vista economico; si torna a vivere, almeno qualche scorcio della giornata, all’aria aperta; infine si dona nuova vita a un mondo contadino troppo spesso vilipeso e trascurato, nonostante fosse anche la prima sentinella e la più importante forma di tutela dai disastri naturali (con i quali, invece, stiamo facendo i conti in questi giorni dopo aver dimenticato che per dare vita – anziché morte – l’acqua deve poter tornare a defluire sui campi e nei fossi).

Inoltre si può dare un rilassante passatempo a chi è in pensione, un hobby a chi lavora e un lavoro a chi ancora non lo ha.

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