La Fondazione Lilly premia il bracciale salvacuore

Semplicemente geniale: così può essere definita l’idea del dottorando Alberto Ranieri De Caterina, che ha vinto la borsa di studio annuale della Fondazione Lilly grazie alla sua idea di un bracciale salvacuore.

Un bracciale che funzionerebbe come un manicotto della pressione: applicato su un arto e gonfiato e sgonfiato ad intervalli prestabiliti, grazie all’utilizzo di una tecnica chiamata condizionamento ischemico remoto potrebbe ridurre il danno subito dai tessuti del cuore in caso di infarto  in media del 20–30%.

Alberto Ranieri De Caterina

Alberto Ranieri De Caterina

“E’una tecnica a costo zero – spiega De Caterina –  escludendo ovviamente la modesta spesa per il bracciale, che potrebbe ridurre fino al 30% i danni dell’infarto sul cuore. Lo studio che andremo ad effettuare ha lo scopo di fornire i dati a supporto affinché questa procedura entri nella pratica clinica e venga utilizzata sui pazienti infartuati, prima e dopo la procedura di rivascolarizzazione, in ambulanza e nelle ore successive all’angioplastica”.

Alberto Ranieri De Caterina, dottorando alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha un Curriculum di tutto rispetto: specializzazione in cardiologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e studi da emodinamista ad Oxford.

Il premio di 210 mila euro conferitogli dalla Fondazione Lilly, che ogni anno valorizza la ricerca in Italia premiando un giovane under 35, gli permetterà di continuare la sua ricerca nei prossimi tre anni presso l’Ospedale del Cuore “G. Pasquinucci” di Massa, quinto centro italiano per numero di infarti trattati ogni anno. Il manicotto pressorio è stato finora studiato soltanto sugli animali.

Il premio gli verrà assegnato il prossimo 11 febbraio presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica, in occasione dell’evento annuale promosso dalla Fondazione Lilly, nell’ambito del progetto “La Ricerca in Italia: un’Idea per il Futuro”.

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Francesca Vergerio

Francesca nasce verso la fine degli anni Ottanta nella ridente, laboriosa e troppo spesso piovosa città di Varese.

Attualmente vive la sua rivalutata vita suburbana e sogna di lasciare il segno nella decadente letteratura italiana con un romanzo “a metà tra la frizzante leggerezza di Sophie Kinsella e l’irriverente cinismo di Woody Allen”.
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