USA, le fabbriche dismesse diventano fattorie verticali

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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La crescita industriale ha portato lavoro, benessere e ricchezza nel mondo occidentale, ma oggi (come ieri, per la verità) molte fabbriche vengono delocalizzate nei Paesi in cui la manodopera è a basso costo – leggi il “caso Whirlpool” se cerchi una notizia in controtendenza – e i grandi capannoni dismessi diventano per le città che li hanno ospitati spazi vuoti e fatiscenti, che urge riutilizzare o riqualificare ex novo.

L’area Falck di Sesto San Giovanni (MI) si appresta a diventare un polo ospedaliero d’eccellenza per tutta la Regione Lombardia, a fronte di una profonda trasformazione urbanistica progettata dall’architetto italiano Renzo Piano (una delle nostre eccellenze in campo internazionale); negli Stati Uniti, invece, le fabbriche dismesse sono state riconvertite in qualche caso in fattorie verticali.

Dopo la fortunata esperienza di New Buffalo, Michigan, GSF (Green Spirit Farms) si appresta a far nascere in Pennsylvania la seconda di queste “vertical farms“, dove si coltivano ortaggi biologici all’interno di ex fabbriche riconvertite in fattorie e alimentate da energie rinnovabili.

I cilindri rotanti alla base del progetto Omega di GSF

I cilindri rotanti alla base del progetto Omega Garden di GSF

La particolarità di questa coltivazione è il metodo utilizzato per realizzarla; si chiama Omega Garden, e prevede che i germogli siano posizionati all’interno di un cilindro rotante, con una sorgente di luce nell’asse: in questa specie di lenta centrifuga, tutte le piante vengono illuminate; la rotazione del cilindro consente di dare acqua a tutti i germogli senza che ne vada dispersa una sola goccia, o che alcuni risultino meglio idratati rispetto ad altri. Le piante crescono meno in altezza, ma in compenso danno più germogli.

Se ne parlerà anche a Expo 2015: i progettisti, infatti, pensano che con questa soluzione si possa “Nutrire il Pianeta“, come recita il tema della grande manifestazione che si terrà a Milano il prossimo anno.

I detrattori sostengono che i costi ambientali di questo tipo di coltura siano ancora elevati, perché bisogna pompare l’acqua fino ai piani alti (delle ex fabbriche) e tenere accesa una luce artificiale ad alto voltaggio.

Come per tutte le innovazioni, poi, anche il prezzo è impegnativo (del resto la riconversione di una fabbrica ha un costo..), ma GSF ci crede e sta investendo molto nel perfezionamento di questa nuova tecnologia, che potrebbe alleviare – se non proprio risolvere – la fame di cibo di una Terra sempre più popolata.

Riutilizzando spazi esistenti e all’insegna delle energie rinnovabili. 

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