La memoria si allena col caffè

Buone notizie per gli amanti del caffè: secondo recenti studi la bevanda più amata negli uffici di tutto il Mondo aiuterebbe a consolidare la memoria a lungo termine.

Gli scienziati della University of California hanno svolto un interessante esperimento che ha coinvolto ben 160 adulti abituati a consumare quantità minime di caffeina. L’esame, raccontato sulla rivistaNature Neuroscience”, ha visto i volontari divisi in due gruppi, a cui sono state fornite diverse immagini da studiare e memorizzare.

Terminata la fase di studio, al primo gruppo è stata somministrata una pillola con 200 milligrammi di caffeina (equivalente a due tazzine di caffè espresso) mentre all’altro un placebo. Passate ventiquattro ore i volontari sono stati sottoposti ad un nuovo test di memoria, basato su immagini uguali e simili a quelle viste il giorno precedente.

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Il responso è stato chiaro: il gruppo che aveva assunto la pillola di caffeina ha ottenuto risultati significativamente migliori nell’identificazione di immagini simili a quelle proposte in precedenza. L’équipe di scienziati, coordinata da Michael Yassa, sostiene che questa è la dimostrazione che la caffeina potenzia il consolidamento dei ricordi, un processo che inizia appena si formano nuove memorie.

I ricercatori hanno poi condotto un secondo esperimento, somministrando la caffeina solo un’ora prima del test di memoria ma, in questo caso, non ci sono state significative variazioni di prestazione dal gruppo che aveva assunto il placebo.

Ottima notizia per gli affezionati alla caffeina un po’ carenti di fosforo, anche se bisogna sempre fare attenzione a non esagerare, per non incorrere nell’effetto contrario: in alte concentrazioni la caffeina ha un effetto negativo sull’apprendimento, e si rischierebbe di ottenere l’effetto inverso di quello sperato.

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Francesca Vergerio

Francesca nasce verso la fine degli anni Ottanta nella ridente, laboriosa e troppo spesso piovosa città di Varese.

Attualmente vive la sua rivalutata vita suburbana e sogna di lasciare il segno nella decadente letteratura italiana con un romanzo “a metà tra la frizzante leggerezza di Sophie Kinsella e l’irriverente cinismo di Woody Allen”.
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