575 milioni di euro ai ricercatori europei, moltissimi gli italiani

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Alessandro Fumagalli

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ). Convinto che "La vita va affrontata anche in salita" ho aperto un sito di ciclismo e sono arrivato alla sala stampa del Giro d'Italia prima di provare a tramutarmi in web copywriter.
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L’Europa crede nell’importanza della ricerca? La risposta sembra essere “assolutamente sì“, almeno a giudicare dal contributo stanziato dal ERC (Consiglio europeo per la ricerca) per finanziare gli studi dei ricercatori più brillanti del “Vecchio Continente“.

575 milioni per 312 scienziati – e altrettanti progetti – scelti tra 3673 candidati; 312 beneficiari del primo, grande programma di finanziamento delle borse di studio di consolidamento (o consolidator grant).

Non si tratta di ricercatori “di primo pelo”, ma di medici e scienziati che hanno già impostato e cominciato a sviluppare progetti importanti ma ora, a metà carriera (l’età media degli eletti è 39 anni), hanno bisogno di un ultimo, decisivo contributo per potenziare lo staff di collaboratori e conseguire i risultati sperati.

ricercatore

Un ricercatore in laboratorio. Fonte: daily.wired.it

Non si tratta, insomma, di borse di avviamento (destinate ai ricercatori con al massimo 7 anni di esperienza dopo il dottorato) ma di consolidator grant, ossia finanziamenti per quelli che hanno già alle spalle un percorso di lavoro durato tra i 7 e i 12 anni.

C’è spazio anche per l’orgoglio patriottico, perché in una classifica delle nazionalità più rappresentate nella lista dei ricercatori giudicati idonei all’ottenimento del finanziamento, moltissimi sono italiani: ben 46, ossia solo 2 meno dei tedeschi e molti più che i francesi (33), i britannici (31) e gli olandesi (27).

Uno tra i progetti di punta, peraltro, porta la firma di un italiano; è il dottor Diego Perugini, ricercatore – manco a dirlo – dell’università di Perugia che ha ottenuto un finanziamento di 2 milioni di euro per Chronos, un progetto di ricerca che potrebbe avvicinarci sensibilmente all’obiettivo di riuscire a prevedere le eruzioni vulcaniche.

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